SE LA PREGHIERA TORNA A CASA

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Qua e là, dove più e dove meno, la gente si ritrova nelle case per la preghiera. O anche per l’ascolto e il confronto sulla Parola di Dio. Generalmente sono piccoli gruppi costituiti da coppie e da singole persone, in numero compatibile con i locali di una casa. Questa forma di spiritualità domestica rinvia alle prime comunità cristiane, che certamente non avevano strutture istituzionali dedicate alla preghiera.

Normalmente i gruppi sono espressione delle parrocchie e si formano per amicizia tra le persone o per affinità spirituale. Anche i movimenti cattolici hanno queste modalità d’incontro, secondo il loro carisma, con una più formale organizzazione gerarchica. I gruppi di ascolto parrocchiali sono più spontanei, forse per questo anche più fragili.

L’elemento caratteristico è quello di trovarsi in una casa. Tale fatto non è da sottovalutare, perché nell’immaginario collettivo la casa è luogo privato, riservato alla vita intima e familiare delle persone. Quando una casa viene aperta regolarmente a riunioni di persone diverse dal nucleo familiare, assume una connotazione “sovversiva” in quanto la casa non sarebbe luogo deputato ad una funzione pubblica, come lo è una chiesa, un oratorio, un centro di aggregazione formalmente riconosciuto, anche se privato.

In questa chiave di lettura possiamo interpretare un episodio della vita giovanile del Beato Luigi Monti a Bovisio Masciago. Egli radunava in casa sua, nel laboratorio di falegname, un numeroso gruppo di coetanei e di adolescenti per vivere insieme la fede, la catechesi, la carità. Inizialmente questa esperienza, che la gente chiamava Compagnia dei Frati, fu sostenuta dal parroco, ma non da alcuni preti coadiutori che, all’arrivo del nuovo parroco, fecero cambiare il corso agli eventi. Tant’è che il parroco denunciò Luigi e compagni alla polizia austriaca del tempo. E furono così incarcerati per oltre due mesi.

Il fatto che i giovani si radunassero in casa di uno di loro fu l’elemento di “disturbo”: per i sacerdoti, che vedevano in ciò il generarsi di un pericoloso spazio fuori controllo; per la polizia, che sospettava il costituirsi di una società segreta con scopi politici. In realtà Luigi e compagni si radunavano semplicemente per fini religiosi, fedeli alla vita parrocchiale, portatori tuttavia di una propria creatività e originalità. Cosa che, cent’anni dopo, il Concilio Vaticano II° ha pienamente riconosciuto come libertà di associazione dei laici. Non a caso lo storico Danilo Veneruso ha definito la vicenda come un caso di “persecuzione a causa del cristianesimo”.

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